Approccio alla Concezione Vedica dell’Universo

Approccio alla Concezione Vedica dell’Universo

Lo Shrimad Bhagavatam e la Bhagavad-gita presentano, a diversi livelli di profondità, varie descrizioni astronomiche del nostro Universo, spesso apparentemente contrastanti con le moderne teorie di rappresentazione della volta celeste e del Pianeta Terra.

universoL’analisi che vorrei proporre non vuole definire quale sia la teoria più coerente per rappresentare la creazione cosmica, ma cercare di comprendere la visione e l’attitudine di alcune grandi personalità della spiritualità vaishnava, nel sentiero del bhakti-yoga, e come percepiscono queste tematiche astronomiche. Inoltre è importante chiarire che le conclusioni a cui cercheremo di arrivare non vogliono screditare lo sforzo, lo studio, l’analisi di tutti gli astronomi di ogni era, ma vogliamo trovare una possibile utilità universale dello studio astronomico.

Nel canto quinto capitolo 16 Shukadeva Goswami afferma che non vi è limite alla vastità dell’Universo materiale (SB 5.16.4). Ma il concetto più importante che trapela è che non è possibile per nessuna persona, incluso astronomi, scienziati moderni, saggi e persone sante, poter spiegare in modo perfetto questa dimensione materiale. L’imperfezione non dipende solo dalla impossibilità di rappresentare l’Universo con un modello matematico-astronomico assoluto, ma soprattutto dall’impossibilità dei nostri limitati sensi e della nostra psiche di comprendere una “creazione” che va ben oltre la nostra capacità percettiva.

Quindi qual è, per uno spiritualista, la funzione di descrivere in termini astronomici il Cosmo? Perché anche Shukadeva Goswami, benché conscio dei suoi limiti in termini di comprensione e trasmissione, continua a descrivere l’Universo a Maharaja Pariksit?

La descrizione dell’Universo secondo la visione “vedica” è incredibilmente strutturata. Nulla è lasciato al caso. Vi è una causalità ricorrente e onnipervadente. Una continua successione di cause ed effetti che ha come origine una intelligenza divina e superiore. Quindi la dimensione materiale è manifestazione divina ed ordinata. Il concetto di ordine trova fondamento nel termine Dharma, ordine etico cosmico, così ben sviluppata nella Bhagavad-gita. Infatti Krishna spiega che nulla è lasciato al caso in questo universo. Vi è un piano divino che tutto conduce (BG 4.11). E quindi perché la disposizione dei luminari nella volta celeste dovrebbe essere casuale? Il modello astronomico vedico non prevede nascite casuali e disordinate di galassie, stelle e buchi neri, come a volte potrebbe sembrare in base ad alcune teorie della scienza moderna.

Pertanto l’invito dei grandi spiritualisti, gli attori del Bhagavata Purana, è di cercare di cogliere l’occasione di vedere questo “progetto materiale”, il Cosmo, come uno strumento funzionale per connettere l’uomo al Divino, al Signore Supremo. Una occasione unica di riconoscere e apprezzare l’infinità del Divino tramite l’immensità del Cosmo. Proprio come dice Shrila Prabhupada: “Dovremmo concludere che se una persona non può comprendere le espansioni materiali del Signore Supremo, allora certamente non potrà stimare l’espansività del mondo spirituale” (Spieg. SB 5.16.4)

Questa credo sia una delle funzioni teologiche più importante della complessa descrizione astronomica presentata nei Veda.

E da questa scaturiscono a cascata ulteriori conclusioni.

(1) Se l’essere umano comprende e ammette la sua difficoltà nel decifrare la creazione materiale, che dire di comprendere con i suoi limitati sensi la dimensione spirituale. A questo punto dovrà sviluppare umiltà e riconoscere la sua necessità di sostegno per poter accedere alle ‘cime illuminate’ della trascendenza.

(2) Quando una persona giunge sinceramente a tale conclusione realizzerà la sua reale posizione e dimensione nei confronti dell’Universo e del Signore Supremo: l’infinitesimo inizia a conoscere e realizzare l’inconcepibilità dell’Infinito.

Questo è il punto di partenza di un grande viaggio in cui l’essere umano, l’individuo, cercherà di approfondire la sua relazione con il Divino tramite le parole di persone che lo possono aiutare in tale tragitto: i santi e le persone spiritualmente realizzate. Anche un solo attimo in compagnia di persone spiritualmente avanzate può completamente cambiare il corso della nostra vita. (Cc. Madhya Lila 22.54)